L’utilizzo del toolkit flowknow® nelle sessioni di Coaching – Una ricerca sul campo

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Quali sono i benefici che l’utilizzo del Toolkit flowknow® può apportare in una sessione di Coaching? E qual è l’impatto delle metodologie esperienziali nei contesti lavorativi? Younes Saaidi, Dottore Magistrale in Formazione e sviluppo delle risorse umane, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha cercato di rispondere a queste domande con la sua tesi dal titolo “Business Coaching e metodologie esperienziali: case study sul Toolkit flowknow®”. Il lavoro ha preso forma a seguito di un’approfondita ricerca condotta all’interno di SCOA – The School of Coaching, con il sostegno di Anja Puntari, ideatrice del toolkit flowknow®, e della relatrice, la Prof.ssa Francesca Antonacci, dell’Università Bicocca.

Abbiamo così intervistato Younes, per comprendere più nel dettaglio in che cosa è consistito il suo progetto di tesi e quali sono state le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere di approfondire la metodologia.

 

Come hai conosciuto SCOA?

Avevo iniziato da poco il corso di laurea magistrale: volevo lavorare sullo sviluppo di competenze in ambito business, ma non sapevo di preciso cosa volevo fare. Mi è sempre piaciuto in generale il cambiamento. Io arrivo da un contesto particolare, una zona “difficile” di Milano: grazie all’incontro con le arti marziali giapponesi ho imparato a conoscere i miei punti di forza, a lavorare sulle debolezze e a migliorare così giorno per giorno, trovando la mia direzione. Ho scoperto in prima persona la possibilità di cambiare, e sono rimasto affascinato da questo aspetto.

Durante l’università, nel 2019, la mia fidanzata di allora mi ha parlato di un progetto di Team Coaching che stava svolgendo all’interno della ONG in cui lavorava, con la collaborazione dei Senior Business Coach Carlo Boidi e Marianne Fröberg, in cui usavano i Lego per risolvere alcune problematiche all’interno dei team. Sono subito rimasto colpito dalla possibilità di ottenere benefici in un contesto lavorativo attraverso l’utilizzo di un gioco.

Così, nell’agosto di quell’anno ho incontrato la Senior Business Coach Anja Puntari, che mi ha parlato della metodologia e del toolkit flowknow®, e con cui è nata l’interessante collaborazione.

 

Perché hai scelto il flowknow® come oggetto della tua tesi? Cosa ti ha colpito?

Già da quella prima chiacchierata, ho percepito che si trattava di uno strumento di alta qualità, in cui una grande competenza artistica trovava il punto di incontro con il mondo del business.

Spesso, soprattutto in Italia, si tende ancora a pensare alla vita come organizzata in compartimenti stagni e indipendenti, e così l’idea di inserire in un contesto lavorativo elementi ludici, e addirittura poterne trarre benefici, sembra distante. Il toolkit si basa e mette in pratica invece proprio una concezione sistemica della persona e dell’esistenza: integrando strumenti provenienti da ambiti diversi mira all’elaborazione di strategie brillanti attraverso strade alternative. Vuole portare la creatività là dove ancora si tende erroneamente a pensare che non ve ne sia spazio, come in azienda e nei contesti organizzativi.

E, grazie alla mia ricerca, ho avuto la conferma dell’effettiva efficacia.

 

In che cosa è consistita, più precisamente?

L’obiettivo della tesi era comprendere quanto il toolkit flowknow® viene effettivamente utilizzato dai Coach e quali benefici concreti apporta la sua applicazione nella relazione di Coaching. Il lavoro è suddiviso in tre parti principali.

Dopo una prima introduzione sulla storia del Business Coaching, sui differenti modelli esistenti e sulle peculiarità di questa pratica, ho cercato di approfondire le metodologie esperienziali nel Coaching, per scoprire il ruolo che le tecniche creative hanno nell’apprendimento in età adulta.

Gli adulti infatti non imparano come i bambini. Noi non siamo contenitori vuoti, in cui depositiamo il sapere e accumuliamo le conoscenze. I principali psicologi e pedagogisti parlano di cicli di apprendimento, le cui modalità cambiano con l’età. Per l’adulto, come sostenuto per esempio dalle teorie di John Dewey, Jean Piaget e Kurt Lewin, mettere in discussione se stesso e le sue convinzioni pregresse è molto più difficile e faticoso.

Anche l’apertura al nuovo e al cambiamento è meno immediata: proprio per questo motivo l’arte e la creatività costituiscono un valido aiuto, per incentivare la scoperta di soluzioni più efficaci. I soggetti adulti manifestano infatti una difficoltà nel verbalizzare ciò che provano, che si traduce in un’incapacità di affrontare e gestire le emozioni. C’è un tema di mancanza di autoconsapevolezza: utilizzare metodi alternativi consente di superare e aggirare alcuni blocchi, per avere accesso a parti di sé che altrimenti rimarrebbero inconsce, inaccessibili e quindi necessariamente irrisolte. L’utilizzo dell’arte e delle immagini permette di catturare le proprie sensazioni ed emozioni, entrando in contatto con l’inaspettato, con ciò di cui non si conosceva l’esistenza, e così mettere in atto comportamenti innovativi, più mirati e quindi migliori.

Per questo il flowknow®, a cui ho dedicato la terza parte della mia tesi, è efficace: mettere a disposizione del Coachee opere d’arte, colori e immagini, allo scopo di visualizzare le emozioni e riflettere sul significato personale di certe esperienze, offre ai Coachee uno strumento per gettar luce su queste ultime ed instaurare con esse un dialogo fruttuoso e talvolta davvero illuminante.

Come hai condotto quest’ultima parte della tua ricerca?

Dapprima ho costruito un questionario, rivolto a 26 Coach, che hanno fatto il corso Abilitazione alle carte flowknow® e che utilizzano effettivamente il toolkit nella loro professione. Ad otto ho anche fatto un’intervista qualitativa.

Quali sono state le scoperte principali?

Innanzitutto che i Coach fanno frequentemente uso del toolkit nelle sessioni. Fa parte della loro “cassetta degli attrezzi”. Affinché possa davvero fare la differenza e portare un valore aggiunto al Coachee, è però necessario sfoderare la metodologia nel momento opportuno. È il Coach, insomma, che grazie alla sua esperienza e competenza, deve discernere quando il toolkit può davvero essere utile. Lo strumento in sé non è sufficiente, ma è qualcosa che se integrato in modo intelligente dà benefici e si rivela un potente supporto alla relazione di Coaching.

Quali sono gli effetti tangibili dell’utilizzo del toolkit?

L’impatto è di ampia portata, coinvolge la relazione di Coaching nella sua interezza. I Coach raccontano un visibile miglioramento nello svolgimento delle sessioni, alcuni passaggi sono velocizzati, l’elaborazione di soluzioni da parte dei Coachee è agevolata.

Il toolkit ha la capacità di far emergere l’inespresso, perché accompagna il Coachee in un percorso di riflessione sulle sue esperienze rendendo possibile l’apprendimento e la crescita. Porta consapevolezza, incentiva il cambiamento e la trasformazione interiore.

Dopo la tua esperienza e la tua ricerca, quale pensi sia l’aspetto più significativo del toolkit?

La sua capacità di essere molto versatile. Si adatta allo stile di Coaching di ciascun professionista, può essere modulato a seconda della situazione e abbinato a strumenti di Coaching diversi, per esempio l’autobiografia, la tecnica della visualizzazione ecc.. È tascabile, quindi può essere trasportato comodamente ovunque, e tirato fuori all’occorrenza.

Proprio per la sua adattabilità, con il passaggio al remote è stato possibile inserirlo anche nelle sessioni a distanza, ovviamente grazie anche alla creatività dei Coach.

Tutto questo fa sì che il toolkit possa essere utilizzato non solo in molte occasioni, ma anche in modo estremamente mirato e per questo orientato allo specifiche esigenze e problematiche.

Cos’ha significato per te, nel complesso, l’esperienza in SCOA – The School of Coaching?

Nel breve tempo in cui sono stato qua ho cambiato completamente la mia forma mentis. Ho riscontrato cambiamenti positivi a livello personale. Conoscere questo approccio mi ha permesso di affrontare in modo più costruttivo le sfide quotidiane e poi anche a capire meglio cosa voglio, come valorizzare le mie risorse e come ottenere un reale miglioramento.

Ho potuto scoprire anche come da un lato il Business Coaching risponda ad un bisogno sempre più urgente e diffuso nei contesti aziendali, dall’altro come l’integrazione dell’arte e della creatività nel business sia non solo effettivamente praticata, ma anche estremamente efficace e per questo apprezzata.

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