Resilienti giorno dopo giorno: una chiacchierata con Eva Provedel

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In una fredda giornata di febbraio ho avuto la preziosa opportunità di incontrare Eva Provedel, Leadership Coach, Communication Trainer e Laughter Yoga Teacher, autrice di alcuni libri, tra i quali l’ultimo dal titolo My Little Book of Resilience: 365 Daily Inspirations. Proprio su questo si è concentrata la nostra intervista, che è stata piuttosto una piacevole conversazione ricca di spunti di riflessione e a tratti per me illuminante, grazie alla cordialità di Eva e alla sua capacità di coinvolgermi.

Non appena si accende la videocamera di Zoom, Eva mi sorride con gentilezza. Capisco immediatamente che sono di fronte ad una persona in equilibrio con se stessa: dallo sguardo lascia percepire una serenità molto consapevole, che si è conquistata lavorando giorno per giorno su di sé. Il suo è un sorriso contagioso, che trasmette benessere e tanta energia: l’atmosfera che si crea è confidenziale e calorosa, e sembra quasi attenuare il freddo del mio monolocale milanese.

Ci presentiamo, poi le chiedo di raccontarmi un po’ di lei: sono curiosa di sapere com’è nata l’idea del suo libro. Eva mi spiega che tutto è cominciato a marzo 2020, quando la pandemia ha completamente rivoluzionato la sua vita, impedendole di spostarsi per raggiungere i suoi clienti e svolgere così il suo lavoro di coaching e training nella modalità tradizionale, in presenza.

Il bisogno di nuovi stimoli, di reinventarsi per costruire una nuova quotidianità e di trovare nuovi modi per arrivare alle persone, l’hanno spinta ad intraprendere la strada della scrittura. Così, prendono forma dapprima BOUNCING BACK: 107 Tips To Become More Resilient, il suo primo libro sul tema della resilienza, e subito dopo il secondo, My Little Book of Resilience: 365 Daily Inspirations, entrambi scritti insieme alla sua collega Hyacinth Fraser.

Sono stati in un certo senso il motivo per svegliarsi la mattina, si confida Eva: «porsi degli obiettivi nuovi è stato fondamentale in un momento come quello del lockdown… e, date le circostanze, la resilienza ci è parso l’argomento più importante di cui parlare». Poi, sorridendo, aggiunge «prima di scrivere questi due libri ne avevo scritto un altro, ma non mi sentivo certo un’autrice, non potevo dire di esserlo… Adesso, invece…».

Rimango affascinata, perché capisco che i suoi libri non solo parlano di resilienza, ma sono due esempi concreti di questa competenza, due momenti di resilienza nella vita vera. Eva la descrive infatti proprio come quella capacità di «rimbalzare, di ritirarsi su quando qualcosa ti butta giù». A questo proposito osserva che uno dei 9 pilastri della resilienza, identificati nel primo libro e divenuti fondamenta e metodologia del loro pensiero, è proprio “Apprendimento e Motivazione”: resilienza è non lasciarsi travolgere dalle condizioni avverse e dai momenti di difficoltà, ma apprendere da esse, saperne cogliere le opportunità per crescere e cambiare.

Il punto chiave di entrambi i libri, mi spiega Eva, è l’azione, il fare: questa idea della resilienza come pratica, già molto presente nel primo libro, è rimarcata con forza ancora maggiore nel secondo.

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A questo punto ci addentriamo più nel profondo proprio in questo. Eva tiene il libro in mano e me lo mostra nel video. Si tratta di un pocket book, costituito da 365 pagine, una per ogni giorno dell’anno. «Abbiamo voluto dare – specifica Eva – una sorta di cadenza temporale, che aiuti a dare un ritmo e una costanza alla pratica». Ciascuna pagina contiene infatti un’attività da mettere in pratica, seguita da quella che le autrici chiamano “affermazione motivazionale” orientata al presente, al qui e ora: sono stimoli focalizzati sulla prassi, che ti spingono ad adottare appunto comportamenti resilienti. Incentivano a fare il primo passo, anche se, come sottolinea Eva, sta al lettore scegliere come e quando mettere in pratica i differenti consigli.

Eva è molto chiara su questo punto: concepisce la resilienza come una competenza che può riguardare tutti, in tutti gli ambiti dell’esistenza. Così come la vita, pertanto, la resilienza non funziona a compartimenti stagni: si realizza nel lavoro, così come nel privato, ed è difficile distinguere i settori. Allenarla per esempio nel contesto aziendale, significa allenarla anche nella sfera personale, nello sport, nelle relazioni, e viceversa, perché è una competenza con un impatto sulla persona nella sua interezza.

E così, entrambi i libri – specifica Eva – non sono concepiti per una nicchia particolare, ma sono per tutti: propongono esercizi che non definiscono l’obiettivo verso cui andare a lavorare, ma è la mente di chi legge che si indirizza da sola, guidata e supportata dalle parole del libro, dove ne ha bisogno. Per lo stesso motivo non c’è un ordine prestabilito e corretto, per leggere le 365 pagine.

Eva allora apre il libro, comincia a sfogliare le pagine in ordine casuale per leggermi alcune parti. Ci soffermiamo a parlare dell’importanza della consapevolezza: la resilienza ha infatti a che fare con la capacità di ascoltarsi, conoscersi e conoscere che cos’è importante per se stessi, così da definire gli obiettivi e i comportamenti efficaci per raggiungerli. Per questo è fondamentale il dialogo interiore, che può fare la differenza su come affrontiamo le difficoltà e stiamo in queste. Eva mi legge così un’altra pagina, che invita a cercare le risposte dentro di sé, guardarsi dentro e avere fiducia in se stessi.

Le chiedo un chiarimento su questo punto, e lei, da vera Coach, mi risponde con una domanda, aiutandomi a riflettere come la resilienza si è concretizzata nella mia vita. Eccolo lì, il magico potere delle domande: riflettendo su di me e su un episodio della mia vita emerge l’importanza dell’autocelebrazione e dell’apprezzamento di sé, che danno forza e nascono dalla trasformazione delle parole che rivolgiamo a noi stessi, da negative in positive.

Eva continua a sfogliare il libro, mi porta tra le sue pagine e lascia che sia lui a parlare. Ci soffermiamo sulla pratica della Mindfulness e dell’Ascolto, anch’esse costitutive della resilienza e che favoriscono l’attenzione verso le cose, sia verso gli altri che verso se stessi. Queste hanno a che fare così anche con il riconoscimento delle emozioni: uno degli aspetti su cui è bene lavorare è proprio l’osservazione di ciò che accade in noi, dando valore alla dimensione emotiva ed emozionale. Ciò significa non ignorare ma piuttosto esprimere ogni emozione, sia bella che brutta, anche quelle di cui ci vergogniamo. Lo yoga della risata, una pratica di cui Eva è molto esperta e che utilizza spesso nelle sue sessioni, ha proprio questo scopo: stimolare la risata, aiutando le persone a lasciarsi andare.

Poi, condividendo le nostre rispettive esperienze, osserviamo l’importanza della Cura di sé e del contatto fisico, entrambi messi a dura prova dall’isolamento e dallo smart working. Sono tutti temi già racchiusi nei 9 pilastri del primo libro, ma che inevitabilmente ritornano e sono rafforzati nel secondo.

Il tempo sta passando, anche se io non me ne accorgo perché sono assorbita dalla conversazione. Le faccio un’ultima domanda prima di salutarci: cosa pensa della situazione attuale, in base alla sua esperienza personale di Coach, della diffusione di queste pratiche nel mondo e in particolare nel contesto organizzativo.

Eva mi racconta che ha potuto osservare un’accelerazione soprattutto nell’ultimo anno, incentivata senza dubbio dai mutamenti dovuti al covid-19. Le aziende, mi dice lei, mostrano molta più attenzione a questi temi: la consapevolezza e la conoscenza in generale del coaching e più in particolare della resilienza, sta aumentando in molti settori, tra i quali sicuramente quello lavorativo. E, addirittura, si comincia ad osservare grande fermento e grande curiosità anche in contesti del tutto nuovi.

Questo, proprio perché si tratta di un tema globale, che si può portare ovunque, perché la resilienza si può allenare ovunque. «Mi piacerebbe – conclude Eva sorridendo – che questo tema, così come le pratiche di coaching e training, avessero un’attenzione più ampia possibile, che si diffondessero sempre di più… e in questo senza dubbio lo smart working agevola, rende più facile oltrepassare i confini».

Eva Provedel, Hyacinth Fraser, My Little Book of Resilience: 365 Daily Inspirations, ed. Go Mind In Motion Limited, 2020.

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