Che vertigini! Dove stiamo andando?

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Il 2020 è stato un anno difficile, lo sappiamo. Ci ha costretto a convivere con l’ignoto e con l’incertezza, catapultandoci all’improvviso in una situazione non solo del tutto nuova, ma di cui non conoscevamo, e non conosciamo tuttora, la durata. Non si tratta di resistere. Quando resistiamo a qualcosa infatti assumiamo perlopiù un atteggiamento passivo, oppure combattiamo, cercando di eliminare quella condizione e di ripristinare la situazione originaria. Invece a noi è richiesta una cosa diversa: un esercizio di resilienza, in cui accettiamo il cambiamento in modo attivo. È importante infatti che impariamo ad attraversare i cambiamenti, soprattutto quelli negativi e dolorosi, ad accoglierli e farli nostri, trovando il nostro spazio e la nostra personale modalità per stare nel cambiamento e realizzarci in queste condizioni esterne.

Una scala che non porta a nulla. Una salita che alla fine raggiunge il vuoto. A poca distanza, un altro pezzo di scala, stavolta in discesa, che si infrange nel muro. Questa è l’opera Escalera mecánica dell’artista valenciana Ángeles Marco, che nella sua arte ritorna insistentemente su concetti come lo squilibrio, lo spostamento, la vertigine. Questa sensazione riconduce all’ignoto, alla paura dell’incerto e, allo stesso tempo, si fa metafora della libertà, delle innumerevoli incertezze di fronte alle quali si trova l’uomo quando è costretto a fare delle scelte.
Ed è proprio qui che siamo in questo momento storico. Su una salita in cui tante possibilità si aprono davanti a noi e con esse anche nuove e inaspettate sfide. La digitalizzazione ha fatto salti da gigante in pochissimi mesi. Il lavoro da remoto ormai risulta prassi comune a tutta quella parte della popolazione la cui attività non richieda espressamente la presenza fisica in un luogo determinato. Tante sono state le nuove prassi e i nuovi processi in azienda creati in questa ultima primavera a causa del lockdown. 

L’ostacolo maggiore al progresso non è mai stato tecnico, bensì si è esaurito nel nostro approccio al suo utilizzo e in quegli innumerevoli processi e articolate norme che rendono troppo lento e complicato svolgere il lavoro da casa. Forse, però, la fatica più grande è costituita dal fatto che questo approccio richiede anche un cambiamento permanente del modello manageriale, un modo di gestire le persone meno puntato sulla gerarchia verticale e più sulla delega e sulla responsabilizzazione delle risorse.

Adesso siamo nella fase in cui ogni azienda si chiede: what’s next? Questa domanda ce la poniamo ogni giorno. Arriverà la terza ondata? E, nel caso, cosa significherà per il nostro business, per il nostro lavoro, per la nostra organizzazione? Siamo preparati? La valutazione quotidiana di come evolverà il mercato, il contagio, il fare dell’organizzazione sta diventando un vero e proprio esercizio di resilienza, poiché l’uomo non è fatto per rimanere in un costante stato di allerta e valutazione della scelta migliore. Anzi, noi siamo, per la maggior parte, abitudinari. 

Ci piace dormire nello stesso lato del letto ogni sera, star seduti sulla stessa sedia a tavola per cena. Quando scegliamo un ristorante spesso andiamo in quello che conosciamo già, invece di provarne uno nuovo. Questo perché cercare alternative costa molta fatica.

Senza voler negare gli aspetti positivi portati dalla crisi, quali un modo più flessibile di poter svolgere la propria attività, miglioramenti ambientali evidenti che nascono
dal viaggiare di meno per lavoro e più agilità nella gestione dei processi, credo sia del tutto legittimo affermare che un costante living on the edge rischi di portare tanti di noi a un importante livello di stanchezza mentale. Quel che vedo dal mio osservatorio di Business Coach è che tante sono le strategie che i manager e le persone in azienda mettono in pratica per riuscire in questo esercizio estremo, ma una cosa accomuna la maggior parte di coloro che riescono a farlo con successo: la capacità di dosare l’energia. La crisi causata dal covid-19 è un cambiamento epocale. È arrivata come uno tsunami, ma la sua durata e le conseguenze da essa scatenate sono ignote, per ora. Chi riesce a cavalcare l’onda, anche in situazioni così difficili e incerte, capisce che si tratta di una maratona, dove saper dosare le forze diventa uno degli esercizi principali. Si tratta di riconoscere l’energia come elemento fondamentale per far muovere quell’ecosistema chiamato azienda. Ne abbiamo parlato anche nel podcast “ENERGIA: COME CREARLA E RECUPERARLA” : è proprio grazie alla corretta gestione di questa risorsa che ritroviamo la centratura che ci permette di vivere con gioia e passione la libertà e le opportunità offerte dal vuoto che si apre di fronte a noi. E, forse, ci consente addirittura di fare il salto necessario per arrivare dall’altra parte e scoprire che lì si vive e lavora molto meglio che nel passato a noi noto.

L’opera di Ángeles Marco, ‘Escalera mecánica’ (1987)

[Articolo presente in “Persone&Conoscenze”, Rivista ESTE, n.146]

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