L’epilogo, una matassa di emozioni

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

All’interno del Theseustempel di Vienna, l’opera dell’artista contemporaneo Felix Gonzalez Torres ci mostra una cascata di luci e cavi elettrici con bulbi luminosi che scendono dal soffitto. I cavi creano dei fiumi che si intrecciano in una ‘matassa’ luminosa sul pavimento. Il titolo dell’opera è Untitled (Lovers-Paris), e rappresenta due amanti che si trasmettono luce e gioia nella vita. Possiamo pensare che il bagliore dei bulbi un giorno si spegnerà proprio come accade anche alle passioni, alle relazioni e alla vita stessa nella realtà. L’artista cubano arrivava a toccare con eccellenza i temi di melancolia, perdita e lutto.

Capita che le relazioni finiscano, nel privato come nel lavoro. La natura del secondo, oggi, è basata sul concetto di progetto, sull’idea di cambiamento e sul contratto a termine. In termini pratici significa che il datore di lavoro cambia e le persone nelle organizzazioni si spostano da un’azienda all’altra. Un numero crescente di lavoratori addirittura cambia professione durante il proprio percorso professionale.

La fine di ogni percorso porta sempre con sé una ‘matassa’ di emozioni di vario genere. A volte sono difficilmente comprensibili, a volte pendolano tra gioia ed eccitazione, a volte sentiamo melancolia, rabbia o tristezza.

E il sentito emotivo non è soltanto il privilegio di quelli che se ne vanno. Perché chi rimane, sente comunque la perdita, il distacco, il cambiamento. Capita quindi di perdere un collega con cui si lavorava bene e si stimava e dispiace vederlo andare via, pur capendo razionalmente che per lui è arrivato il momento di prendere una strada nuova. Capita di sentire sollievo perché se ne va una persona che nell’organizzazione ha creato difficoltà oppure ha seminato emozioni poco costruttive come la paura o l’ansia. Capita di sentirsi in agitazione perché la persona che se ne va lascia dietro di sé un cumulo di vuoto, di lavoro e urgenze da colmare, un bisogno di trovare un sostituto prima che la performance del dipartimento o dell’unità lavorativa o dell’intera organizzazione, se parliamo di una persona chiave, cali troppo. Capita a chi ha il ruolo di allontanare le persone di sentire preoccupazione o tristezza per le persone in uscita seppur si stia facendo il proprio dovere di pensare al meglio dell’organizzazione. Spesso, in queste situazioni, il lutto c’è.
Siamo poco abituati a riflettere sul lutto e la perdita nel contesto lavorativo. Ma la nostra professionalità si manifesta soprattutto nel nostro modo di affrontare le criticità. Dal punto di vista psicologico, il lutto è un processo emotivo con delle fasi e dei passaggi. Con l’andare del tempo il sentito si trasforma. La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross elencava queste come le principali fasi del lutto: lo shoc, la negazione, la rabbia, il desiderio di ribellione, la negoziazione, la ricerca di spiegazioni e soluzioni, la depressione e, infine, l’accettazione. Ovviamente non tutte le persone vivono il processo in modo uguale, queste fasi non sono lineari e il ‘volume’, ovvero l’intensità emotiva del sentito, può essere diverso da una persona all’altra. L’esperienza del distacco consente di ripensare a noi stessi, non solo nel passato, ma soprattutto nel futuro. Se elaborata in modo costruttivo, diventa un’occasione per immaginare una rinascita. Mentre attraversiamo il ‘tunnel delle emozioni’ ci aiuta sapere che quello che sentiamo non durerà per sempre, aiuta se sappiamo riconoscere e nominare le emozioni che sentiamo e soprattutto se sappiamo incidere sul intensità del sentito. L’azione del fare, i nostri comportamenti possono essere un rimedio o un fattore che velocizza i processi. Diventa, quindi, cruciale rispondere alla domanda: cosa posso fare per sentirmi meglio, per non rimanere attaccato all’emozione che mi fa soffrire? Ci sono tante risposte quante persone.
Alla fine, ricordiamoci che l’elaborazione del lutto consiste nel lavoro di rielaborazione emotiva dei significati, dei vissuti e dei processi sociali legati alla perdita alla quale si era sviluppato un legame affettivo significativo. Se siamo tristi per il cambiamento è perché, tutto sommato, abbiamo vissuto un’esperienza che per noi era importante. 

L’opera di Felix González-Torres, Untitled (Lovers – Paris), 1993, Installationsansicht Theseustempel, 2018

[Articolo presente in “Persone&Conoscenze”, Rivista ESTE, n.132]

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email

Iscriviti alla newsletter